La cultura nuragica ad Arzachena

Oggi vi raccontiamo di una visita molto speciale che tanti amanti della Costa Smeralda non hanno mai fatto (ma non sanno cosa si perdono). Un salto in una storia molto antica, presso civiltà lontane che ancora ci parlano e lasciano echi del loro passaggio. Andiamo a scoprire la cultura nuragica.

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Siamo in un’altura ai margini di una valletta parallela al corso del rio Bucchilargu, che sfocia nella piana di Arzachena, facciamo i biglietti insieme alla guida Luisa, un fiume in piena che ti travolge di informazioni e di entusiasmo. Ci inoltriamo a piedi per una via sterrata e saliamo a piedi per circa 140 metri incontrando molti rovi di more, olivastri selvatici e lecci.  Per strada incontriamo una quercia da sughero, dove una parte di sughero è stato rimosso;  si prende solo la parte inferiore altrimenti la pianta morirebbe e non si prende tutti gli anni perché il sughero ci impiega  quasi dieci anni a riformarsi. La pianta di sughero era usata fin dal periodo nuragico sia per il sughero in sè che per le ghiande. Con queste ultime, infatti,  si facevano delle focacce.
Il sughero, invece, veniva usato come isolante interno delle case e nella pavimentazione.

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Arriviamo al Tempietto di Malchittu che è risalente alla cultura  nuragica (che va dal 1600 a. C. al 500 a. c quando va a scemare per l’avvento dei Fenici). Il tempio sacro sorge su due massi granitici, molto ben protetto. Ci sono in Sardegna 15 tempietti così, ma questo è il più antico e il più fascinoso.
Manca solo la copertura, per il resto è perfettamente conservato.
Il periodo di datazione è intorno al 1600 a.C. Questo è un tempietto a megaron, con ingresso architravato. C’è uno sportellino per scaricare peso della struttura ai lati. L’architrave in questo caso è piccolino.
La copertura a doppio spiovente probabilmente era in legno e non era pesantissima.
Ci sono delle nicchie utilizzate per appoggiare materiale dei bronzetti. Ci sono 4 nicchie.
C’è una piccola feritoia, forse una presa d’aria; in fondo c’era il bancone. I tempietti erano legati al culto delle acque. Al centro c’era un focolare. All’interno c’è un  leccio che è cresciuto dopo. I reperti ritrovati all’interno sono pochissimi, purtroppo, ma ci hanno dato la possibilità di datare meglio il tempietto.

Eccoci al centro del tempietto con la simpatica e bravissima guida Luisa
Eccoci al centro del tempietto con la simpatica e bravissima guida Luisa

Due sono state le fasi di utilizzo: il primo, quello di origine come tempietto, poi come uso civile.
Quindi si osservano uno strato civile, poi uno sterile, infine quello legato al culto.
Il tempio absidato è di 14 metri di lunghezza.
All’epoca c’erano strumenti in bronzo (visibili al  museo di Cagliari e Sassari). I bronzetti venivano utilizzati come ex voti, ma in  questo tempietto che abbiamo visitato non sono stati ritrovati.
A Teti in zona Nuoro sono stati  trovati, invece, molti bronzetti.
C’è un bronzetto a Teti che sembra un essere soprannaturale, forse una divinità. Forse rappresentava le ordalie,  una sorta di tribunale dove c’era un giudizio divino dato dall’acqua soprattutto per ladri di bestiame. Si bagnavano gli occhi con le acque, se eri colpevole ti toglieva la vista,  se eri innocente potevi vedere meglio.
I bronzetti potevano essere di varie dimensioni.
Alcune navicelle nuragiche dimostrano che quella cultura conosceva la navigazione, quelle piccole in bronzo erano usate come lucerne. Usavano ghiande del lentisco o olio dell’olivastro.
Le lucerne erano anche in terracotta.
Grazie ai bronzetti possiamo immaginare anche l’abbigliamento.
Il bronzo veniva lavorato con il sistema della cera persa. I bronzetti sono tutti pezzi unici; veniva creata la statuetta di cera coperta di argilla e messo bronzo caldo che scioglieva la cera all’interno.
Veniva rifinito a mano per i particolari.

Superando il tempietto e continuando la nostra passeggiata incontriamo il cosiddetto tafone degli amanti. Bisogna tenere presente che la tipica roccia sarda , granitica, si sgretola con acqua e vento. Si disgrega in maniera diversa, ecco perché si formano tante grotticelle dette appunto  tafoni o li conchi, che venivano utilizzate fin dal periodo nuragico come sepolture addirittura fino  ai primi del Novecento.

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I tafoni più grandi e più accessibili erano usati come abitazioni (ad Arzachena si possono andare a vedere all’interno dell’agriturismo Pilastru).
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Riscendendo, arriviamo all’area del Nuraghe Albucciu, scavato negli anni Sessanta.
I nuraghi erano punto di riferimento del villaggio.

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In Sardegna ce ne sono più di 7000. Erano per il controllo del territorio, fortezze dove far rifugiare donne o bambini o forse magazzini per derrate alimentari perché all’interno sono molto freschi.
C’era anche una parte abitata, forse dal capo villaggio.
In età nuragica pare comunque non ci fossero vere e proprie classi sociali.

Il granito è il materiale usato fin dal neolitico; si infilavano a zeppa delle pietre dove c’erano i buchi.
Erano costruzioni a secco. Al massimo si usava della malta di fango oppure del sughero che serviva come zeppatura, ma anche come isolamento.
Ci sono nuraghi che raggiungono i 17 metri.
Non tutti i Nuraghi sono uguali; quello che incontriamo è definito a corridoio.
Ci sono poi  nuraghi a tolos, che  possono essere molto complessi come il nuraghe di Santantine che è uno dei più grandi.
Questo nuraghe nasce sulla strada tra Cagliari e Porto Torres. Le costruzioni erano circolari o ellittiche: quando si vedono costruzioni rettangolari sono aggiunte più tarde ad esempio di epoca romana.
Attorno ai nuraghi poteva esserci il villaggio di capanne, ma non sempre.
Ritornando al “nostro” nuraghe, notiamo che ha un architrave massiccio. L’ingresso è esposto ad est, quindi  prende la luce quasi tutta la giornata.

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Entriamo attraverso una porta di ingresso, probabilmente all’epoca chiusa da un portone ligneo, probabilmente si apriva con un sistema di carricula.
Ci sono delle stanze piccole al primo piano.

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Poi arriviamo alla costruzione nota in Sardegna con il nome di Tomba dei Giganti. Le tombe dei giganti sono presenti in tutta la  Sardegna (quelle conosciute sono circa 800); sono delle costruzioni a pianta rettangolare absidata, edificate mediante dei monoliti di pietra di grandi dimensioni conficcati nella terra.

Sono una evoluzione di sepolture precedenti. Dal dolmen si ha evoluzione in tomba corridoio e poi solo in Sardegna e in età nuragica si trasforma in tomba dei giganti.

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Sono sepolture collettive a pianta a protome taurina o a nave capovolta.
In queste tombe la copertura era di lastre di pietra quindi la porta usata solo per offerte (di cibo).
La porta veniva chiusa con porta in legno o pietra ma facilmente rimovibile.
La sepoltura qui avveniva dall’alto.

Noi vi abbiamo dato solo un assaggio di una visita davvero incredibile attraverso una cultura ancora da scoprire e che porta con sè ancora molti dei suoi misteri….

Una visita da non perdere!

Parola di Doppia Vita

 

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There is a very nice place to visit in Sardinia but that many people lovers of the Costa Smeralda unfortunately do not visit . With Luisa, our guide, we went to the discovery of ancient civilization, the nuraghi.The Malchittu temple, only one with a conservative yet so optimal condition, which makes it an interesting example of prehistoric architecture. A counter leaning against the back wall probably housed the symbol of worship and the ex-voto, that the excavation has returned unfortunately illegible, completely shredded by the tangle of roots of the large holm oak grew on the walls. The building dates back to the Bronze Age. You can admire during this excursion also so-called tafoni, cavities in granitic rocks, are very small, used the larger as dwellings and  the smaller as burials. Finally we visited nuragic Albucciu about 2 km from the town in Malchittu and consists of a nuraghe, a village of circular huts and a tomb of the giants.

 

Per info contattate la nostra energica e frizzante guida Luisa  al 3472715404

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