I Caravaggi a San Luigi dei Francesi a Roma

Una delle Chiese più belle e conosciute di Roma è sicuramente San  Luigi dei Francesi , in pieno centro, vicino a Via della Scrofa e non lontano da Piazza Navona. Lì ci sono opere importanti, ma tutti la conoscono per i tre Caravaggi (però c’è anche Domenichino tanto per citare solo uno degli artisti presenti).
Anche noi conosciamo bene questa Chiesa e le sue opere, ma è senza dubbio stata un’occasione unica, arricchente e straordinaria sentire parlare di questo grande artista e delle sue opere uno dei maggiori esperti di Caravaggio, il professor Vittorio Maria De Bonis.

Prima di descriverci le sue opere ci ricorda la formazione e la provenienza del grande artista che ha cambiato la storia della pittura tout court. Suo padre e madre erano dal paesino Caravaggio ma si erano poi trasferiti a Milano dove è nato Caravaggio.
Caravaggio per 4 anni, giovanissimo, è al servizio di Simone Pedarzano (tizianesco) con cui va Venezia ed entra nella scuola di San Rocco. Qui i due conoscono Tintoretto, che li porta in “visita guidata”: Tintoretto creava una specie di set cinematografico, una sorta di microscenario con palcoscenico e statue di terracotta con abiti;  guidava con lanterna cieca la luce e studiava le luci;
Caravaggio ne rimane stupito e raccoglie questo metodo.
Dopo l’apprendistato arriva a Roma facendo la fame. Lavora come aiuto per Lorenzo Costa. Il resto e cioè la sua vita a Roma e il suo successo si trova anche nei libri di scuola.
A questo punto il professore passa alla descrizione delle opere contenute nella Cappella Contarelli, la cui volta di è dipinta da Giuseppe Cesari nominato da clemente VIII Aldobrandini Cavalier di Cristo per i suoi meriti.
Nel 1565 uno dei revendari della carica apostolica più rinomati compra una cappella e decide di farla decorare con il santo di Matteo.
Vari i marmi che ci sono sull’altare: africano all’ingresso, poi marmo giallo, due colonne in verde di tessaia, tutti marmi ora estinti
Siamo nel 1583. Matteo Cantarelli due anni dopo muore. Viene chiamato il cavalier d’Arpino e realizza le storie di Matteo poi se ne va. Caravaggio viene chiamato nel 1591 per l’opera.
Caravaggio non voleva dipingere ad affresco perché serve rapidità esecutiva e richiede cartoni preparatori, il che per lui significa bloccare la realtà che vuole in presa diretta.
Anche Leonardo non ha mai fatto affreschi (nemmeno il Cenacolo lo è).
Caravaggio comincia con il martirio di san Matteo,l’opera più difficile.
Lui che è un uomo di profonda religiosità, realizza un’opera sconcertante perché tutti hanno abiti contemporanei agli spettatori, cosa mai vista prima.
Ambienta la scena in una chiesa dove il santo sta battezzando degli adulti.

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Caravaggio vede a Roma le prime statue ellenico- romane e quindi mette il galata morente nella scena. Caravaggio dipinge con modelli veri (solo dal vero e con modelli), ma forse non tutti sanno che non guardava il modello direttamente, bensì attraverso uno specchio della grandezza del quadro posizionato davanti, così lo specchio gli fa già il quadro perché riduce la terza dimensione.
Nella scena il torturatore gli prende la mano; il santo alza la mano per prendere la palma; ci sono due tipi di urla, quella del carnefice e quello del ragazzo che fugge.

Anche l’arma è la spada che ha anche Caravaggio ed è quindi un’arma moderna; c’è anche Caravaggio a sinistra che ferma la scena.
Lui si mette sempre nella scena, è una sua “firma”.
La seconda opera che realizza è l ufficio delle gabelle.
La luce arriva da una finestra stranissima. I vetri erano di incredibile costo quindi nella casa del popolo c’erano teli o rondelle di carta oleata incollati.
La luce viene una da sinistra e una da destra in alto, una terza fonte luminosa dal basso verso l’alto.
Luce, fede e provvidenza. Il buio rappresenta la non accettazione di dio per Caravaggio.
Il ragazzo con magnifica veste è in ombra. Il ragazzo con il cappello di piume sta per prendere la spada che è del tempo di Caravaggio ma essendo illuminato da luce si intuisce che sarà toccato dalla grazia.
C’è uno spazio libero al tavolo per fare capire che c’è posto anche per noi. Anche qui gli abiti sono contemporanei e questo sconcertata gli spettatori.
Dopo questa seconda opera Caravaggio se ne va e va a dipingere la Madonna dei Pellegrini nella chiesa di Sant’Agostino.
Torna a fare la pala d’altare e ne fa una versione straordinaria ma che viene rifiutata perché indecente e il santo rappresentato con gambe piegate mentre l’angelo gli prende la mano.
Vincenzo Giustiniani la compra subito. Molti rifiuti in realtà erano strumentali perché queste opere le volevano personaggi a cui non si poteva dire di no.
Alla fine Caravaggio rappresenta il santo con veste gialla e arancione (giallo era il colore che distingueva gli ebrei) ma è lì come un ragazzino ribelle. Lo sgabello sta per cadere; un angelo fa il gesto della retorica. Lui lo guarda colpita in una oscurità completa senza ambientazione. Rapporto inatteso: lo sgabello è lo stesso del secondo lavoro e questo Caravaggio lo fa per creare continuità.
Caravaggio dopo queste opere diventa un mito tutti lo imitano anche nel suo modo di vestirsi.
Andava in giro con un cane che aveva addestrato a camminare con le gambe indietro per far ridere i bambini.
È simpatico, divertente e ama le donne, le protegge e le difende.
Muore a neanche 40 anni nella zona della famiglia di porto d’Ercole.
Aveva tentato di riprendere i quadri al cardinale.
Verrà dimenticato subito.
Arriveranno gli altri molto più banali di lui e riapparirà solo nell’Ottocento.
Vincent Van Gogh è uno degli artisti che riscopre Caravaggio.

In conclusione si può dire che Caravaggio è visivo, perché fa dei nostri occhi delle macchine da presa.

Ma il professore, sempre generoso di spiegazioni, ci accompagna anche nelle sale della Pinacoteca del Tesoriere, proprio di fronte alla Chiesa e ci racconta ancora curiosità e aneddoti sulle sale e sulle opere d’arte di questo splendido palazzo In questo Palazzo di fine dei 500 che ha avuto vari proprietari il soffitto con legno è ancora originario ma ritoccato con oro. Il Palazzo si è evoluto nel Settecento e lo si capisce con i servitori cioè tavoli ad angolo che erano sempre riccamente intagliati. I mobilieri veneziani li facevano in cirmolo.
Qui si capisce che siamo in un palazzo romano perché c’è il pavonazzetto, che è un marmo che oggi non esiste più in natura. Qui uno splendido caminetto.
Il lampadario è di murano.

Laura Squizzato in una delle sale della Pinacoteca
Laura Squizzato in una delle sale della Pinacoteca

Nel Settecento aggiungono specchi che hanno lastre composite.
Quasi tutte le pareti delle sale sono ricoperte di seta rossa e la seta è decorata con fiori di melograno; il professore ci ricorda come già fiori di melograno si trovino già nelle tombe etrusche. Il succo di melograno sembra il sangue dei neonati ed ha un significato simbolico. Anche Persefone nell’Ade mangia del melograno e quindi i mesi dei chicchi di melograno mangiati deve stare nell’Ade e negli altri può tornare nel mondo. Il melograno è fiore e frutto della morte e del riscatto.

Silvia Squizzato in un'altra sala della Pinacoteca
Silvia Squizzato in un’altra sala della Pinacoteca

La vergine ha sugli abiti sempre melograno perché tutto è prolettico. Lei sa che suo figlio morirà.
Questo per farci capire che quando pensiamo di guardare una semplice e per quanto ricca tappezzeria in realtà siamo di fronte a una lettura simbolico-metaforica della realtà.
In un’ altra sala sempre rosso ma figura cambia e diventa una specie di palma. Rosso simbolo di carnalità, vita potere.
Per avere il rosso si usava la Robbia. Ma lavandola si scoloriva.
Per avere rosso brillante si usava anche il rosso di kermes o cocciniglia dei vermi (vermiglione) ma bisognava raccogliere 250mila cocciniglie per una pallina di colore.
Ci si imbatte in un quadro del Guercino, che è uno dei più grandi caravaggeschi.
Da notare il corpo macilento del vecchio.
Non può essere Caravaggio perché non avrebbe messo il cielo azzurro che lui chiamava il veleno delle tinte.
Qui ci sono luce vere. Caravaggio non usa luci autentiche ma ha sei o sette fonti luminose diverse.

One of the most beautiful and famous churches of Rome is definitely St. Louis of France, in the center, near Via della Scrofa and not far from Piazza Navona. There are important artworks, but everyone knows for the three artworks by Caravaggi (but there is also a artwork byDomenichino, to mention only one of the artists present in this Church).
We know well that the Church and its works, but it’s undoubtedly been a unique, enriching and extraordinary to hear about this great artist and his artworks a leading expert of Caravaggio, the Professor Vittorio Maria De Bonis.

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